Cenni storici
La storia di Lerici si perde nella notte dei tempi, pertanto non sappiamo con precisione l’anno della sua fondazione anche se lo studio del toponimo “portus illycis” (dal greco iliakos ossia iliaco, troiano) induce a pensare che sia stata fondata da un gruppo di esuli della guerra di Troia o meglio, secondo la leggenda, da Ercole che la chiamò Erice in onore della dea Venere a cui è anche dedicata la baia della Venere Azzurra.
Il borgo, un vero e proprio gioiello incastonato in una tra le più belle insenature della Riviera ligure, offre fascino per la naturale bellezza dei suoi luoghi e per la sua storia millenaria. Soggiornano qui, infatti, durante la bella stagione, alcune tra le più importanti e famose voci della poesia e della letteratura contemporanea, seguaci dei poeti e scrittori romantici che, a partire da Shelley e Byron, elessero questa zona a loro ideale ritiro creativo; dalla torre di Villa Marigola di cui era ospite il commediografo Sem Benelli nel 1919 battezzò il golfo come “Golfo dei Poeti”, appunto.
La lunga storia di Lerici e la leggenda dei viaggi di Ercole richiamano il ricordo dei primi visitatori della zona, cioè quegli intraprendenti marinai greci e fenici che percorrevano il Mediterraneo con la loro sete di commerci.
La storia di Lerici si intreccia inoltre con quella del popolo etrusco che occupò il Golfo intorno al VII secolo a.C. dopo aver fondato la vicina città di Luni dominando una vasta area da Pisa a Punta Mesco.
Successivamente iniziò un lungo periodo di lotta per fare proprio questo angolo di paradiso. I primi furono i Romani che riuscirono a strapparlo ai Liguri, trasformandolo in scalo commerciale e militare.
La storia del borgo è logicamente legata al mare: dopo i secoli bui, Lerici torna importante scalo per pellegrini, viandanti e mercanti che, lasciata la Via Francigena a Sarzana tramite una deviazione della Via Romea, qui si imbarcano per proseguire via mare verso Roma o Genova e la Francia e Barcellona, verso Santiago di Compostela.
Controllata dapprima dai vescovi-conti di Luni e alternativamente dai Malaspina, la sua crescente prosperità attirò i traffici commerciali dei Lucchesi, che da qui imbarcavano pelli e stoffe, fino alle grandi potenze marittime di Genova e Pisa, che in questo luogo avevano un confine labile e sempre in movimento secondo le sorti delle battaglie e che se la contesero aspramente in una lotta durata secoli.
Nel 1241 dopo la battaglia dell’Isola del Giglio fu occupata dai Pisani che vi costruirono una base navale fortificata, un castello e un borgo murato al posto del piccolo villaggio preesistente e della chiesa di San Martino, distrutta dai saraceni.
Ma già quindici anni dopo Genova la riconquistò definitivamente e ampliò il castello. Da quell’epoca seguì le sorti della Superba, tanto che il Padre della Patria, Andrea Doria, si ritirò proprio qui in un palazzo del borgo nel 1527 per maturare il cambio di alleanze che portò Genova a legarsi alla Spagna nella sua secolare lotta contro la Francia.
Il periodo genovese fu molto florido per i traffici ed i commerci di una ricca classe armatoriale che ha lasciato splendidi palazzi e ville specialmente del periodo tra ‘600 e’700.
Il popolo di Lerici dimostrò forza e ardore anche nell’epoca del Risorgimento e poi, nell’Italia unita, forgiò un popolo di uomini di mare nell’epoca eroica della vela e coi nuovi bastimenti a vapore. Nel contempo iniziò la scoperta e lo sviluppo turistico dell’intero golfo, dapprima promosso da pionieri e da un certo mondo d’elite che continua ancora oggi, poi, con il boom economico del dopoguerra, conosce il turismo di massa pur mantenendo sempre una dimensione umana e di qualità.


